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Storia - Patriziato

Chiesa di Arcegno - fine '800 / inizio '900Virgilio Conti, stimato Presidente del Patriziato di Losone per 20 anni (dal 1988 al 2009), ne narra qui di seguito la storia; seguita dal contributo dello storico Fausto Fornera che ha realizzato un libro sul tema.

(le foto provengono dall'archivio del compianto Flavio Ambrosini)

Losonum, Loxonum, Lusonum, Luxonum

I16 massi cuppellari rinvenuti da Franco Binda nei boschi di Bedruscio e Busbera sono le più antiche testimonianze della presenza umana sul nostro territorio.

Presenza che viene poi confermata con la scoperta nel 1934 della necropoli romana di Papögna (attuale Via Mezzana) e di quella di Arcegno nel 1970. I pregevoli reperti di origine romana, ora custoditi nel Castello di Locarno, attestano la presenza di insediamenti umani a far capo dal I° secolo dopo Cristo.

Losonum è il nome antico di Losone, che era formato dalle Squadre (frazioni) di Cegno, Cegnio, Cenio (attuale Arcegno) che era la più popolosa; La Zana che significa luogo di sotto, costituita di due parti La Zana e Cerasedo (attuale San Lorenzo); Canova, suddivisa nei rioni di Oro, Via Croce e Paretogno, in seguito detta Loeugh dent (attuale San Giorgio) e Montericco, Mondarigo, Monderigo, Mondericho, Monrigo (attuale San Rocco).

Inoltre, come documentato in una settantina di pergamene tutte restaurate e conservate nell’archivio patriziale, l’antica Losone comprendeva anche territori situati fuori dal comune.

Come si può leggere negli “Appunti di storia losonese” di don Siro Borrani che fu parroco a Losone dal 1888 al 1900 ed al quale dobbiamo tutta la nostra riconoscenza per l’inestimabile lavoro di ricerca e documentazione svolto.

[...]
 «Amplissimo è il territorio di Losone. A mattina e mezzodì confina con Ascona, a sera col territorio di Golino, Intragna e Verscio, a nessun’ora col Comune maggiore di Pedemonte, con quello di Tegna e con Solduno.

Però anticamente, non si conosce come avvenisse, apparteneva al Comune di Losone anche la piccola terra di Vosa, frazione della moderna Intragna; anzi la comunità losonese chiamavasi  nei secoli VI.o e XVI.o – Comunis Loxoni, Arcenij et Voxae -.

Ma prima ancora di Vosa, pare appartenesse in qualche modo a Losone anche la terra di Biegno in Valle Vedasca. Altri possessi aveva ancora Losone in Valle Maggia, e precisamente nelle vicinanze del villaggio tedesco di Bosco; e cioè gli alpi o pascoli montani detti Pasqualada, Risorto, Carmenasco, e Arciso” ossia l’attuale Grossalp, come attestato dalla più antica pergamena datata 12 novembre 1289.»
[...] 

Fino alla nascita del comune politico avvenuta nel 1803 e alla susseguente separazione fra gli enti comunale e patriziale, la vita nella Vicinia era retta sulla base di Statuti e Regolamenti, l`analisi dei quali ci permette di farci un quadro molto preciso di quelle che erano le occupazioni e le preoccupazioni dei nostri conterranei di allora: la gestione dei pascoli e dei boschi, i rapporti con le altre Vicinie e la Chiesa, le dispute  per la gestione dei corsi d'acqua, il lavoro comunitario, il problema del sale.

Quest’ultimo è l’unico sopravvissuto non più come problema o necessità ma viene mantenuto quale memoria e tradizione. Infatti con i fondi indicati nei conti “legato del sale” e “legato generale patriziale” ogni anno vengono distribuiti 10 chili di sale ad ogni rappresentante di fuoco che si presenta alla distribuzione che ha luogo la domenica successiva alla prima seduta ordinaria annuale - quella della presentazione del Conto Consuntivo - che ha luogo a fine febbraio/inizio marzo.

Esiste pure un “Legato del sale delle Tre squadre del Basso Losone” - anticamente detto anche Legato Losio – che pur non facendo parte del Patriziato, ne rimane per così dire un’emanazione in quanto esso è stato costituito dai vicini patrizi delle frazioni di San Lorenzo, San Rocco e San Giorgio.

Attualmente è gestito nella forma dell’Associazione con lo scopo di promuovere attività culturali o benefiche, grazie ai proventi derivanti dalla gestione di alcune proprietà.

 

Nell’introduzione del libro di Fausto Fornera “Losone, patrizi e patriziato nel contesto comunale”, ed. A. Dadò, 2004, si legge:

San Lorenzo - Piazza con la pesa patriziale e il fontanone

“Nell’analisi dello sviluppo del Comune di Losone dalle sue origini (1803) ai nostri giorni, non credo si possa esulare dal prendere in considerazione il ruolo svolto dal Patriziato. [...]

Invero non è sbagliato affermare, secondo me, che il Patriziato di Losone ha continuato anche in epoca comunale ad adempiere a molte delle funzioni di cui era investito allorquando veniva chiamato «Vicinia», cioè in epoca moderna. Questa considerazione non è affatto scontata, avendo avuto i patriziati di altre località ticinesi evoluzioni ben diverse, che li hanno portati alla scomparsa effettiva o ad un drastico ridimensionamento. [...]

In primo luogo nel 1872 vi fu la separazione fra Comune e Patriziato (o, meglio, fra Comune politico e Comune patriziale), in passato soggetti ad un’unica amministrazione. Sempre nello stesso solco istituzionale si inserì poco dopo, nel 1888, la creazione del Consiglio parrocchiale, che sarebbe andato a gestire e ad amministrare gli affari della Parrocchia losonese, ciò che prima faceva pure parte dei compiti della Municipalità. [...]

Anche sul piano economico questo periodo rivestì una grande importanza, in quanto vide il sorgere di alcune importanti attività, anch’esse legate a diversi titoli al Patriziato.

L’impulso dato dallo stesso, o da individui ad esso legati, esplicò i suoi effetti anche nella prima parte del Novecento, ma fu nell’immediato secondo dopoguerra (e dopo anche il termine dei lavori di raggruppamento) che Losone entrò nell’importante fase che ne cambiò definitivamente aspetto e vocazioni. [...]

Il Patriziato giocò anche in questo spazio di tempo un ruolo da protagonista, in particolare in questioni di vitale importanza per lo sviluppo di Losone, quali la costruzione della caserma dei granatieri, l’avvento di industrie che avrebbero conosciuto un forte sviluppo (AGIE, DIAMOND,…) e, più tardi, la creazione allo Zandone di una zona industriale modello.”

 

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