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Opere del Patriziato

Elenco delle opere principali

Anni 40 Bonifica Saleggi e Gerre
Anni 50 Vendita e affitti terreni per Caserma, Albergo Losone, AGIE
Anni 70 Donazione gratuita del terreno ai Saleggi per le scuole comunali, Scuderia alle Gerre
Anni 80 Casa Anziani, Casa Patrizia, Zona industriale allo Zandone, Azienda Forestale, Ostello alla Zotta
Anni 90 Rinnovo campeggio Zandone, casa Patriziale in San Giorgio, Acquedotto sui Monti
Anni 2000  Campo da Golf 18 buche

Messa a disposizione gratuita di terreno per la creazione dei campi di calcio.

Manutenzione e gestione ottimale di tutto il patrimonio boschivo in funzione turistica, paesaggistica e di conservazione del territorio, in collaborazione con il Cantone.

Sostegno finanziario alle società del Comune e alle diverse manifestazioni.

 

Descrizione di alcune opere significative

Qui di seguito, un accenno alle iniziative ed alle realizzazioni più significative che gli amministratori patriziali, sostenuti da tutta la famiglia patrizia, hanno messo in cantiere.

Esse hanno costituito tappe determinanti  per lo sviluppo di Losone e testimoniano della lungimiranza di coloro che ci hanno preceduto e del grande amore e attaccamento alla nostra terra che li animavano nella conduzione della cosa pubblica.

I buoni risultati furono sicuramente agevolati dal fatto che anche l’amministrazione del Comune era composta in prevalenza da cittadini patrizi, per cui tra i due enti si veniva a creare una comunità di intenti che ha sempre stimolato la generosità del Patriziato a favore del bene del Comune.

Come affermato dall’on. Luigi Pedrazzini in un discorso tenuto in occasione dell’assemblea dell’ALPA (associazione dei patriziati ticinesi) in quel di Taverne qualche anno fa (cito a memoria e con qualche approssimazione, ma il concetto rimane) “la mentalità corrente è tale per cui quello che è di tutti non è di nessuno: per i patrizi il concetto si rovescia e di conseguenza quello che è di tutti è di ognuno. La necessità di mantenere in vita e di educare le generazioni future ad un simile modo di considerare le cose, giustificherebbe da sola il mantenimento dei Patriziati.”

E i patrizi di Losone si sono sempre sentiti e si sentono ancora individualmente responsabili di tutte le proprietà e si adoperano, ognuno secondo la sua posizione e capacità, per farne l’uso migliore a favore del Comune e anche della Regione.

 

Anni quaranta - La bonifica delle Gerre e dei Saleggi

Fino a quel momento i circa 100 ettari costituenti i Saleggi e le Gerre erano prati magri scarsamente alberati sui quali i losonesi pascolavano il loro bestiame e in tempo di buzza i due fiumi vi scorrazzavano liberamente perdendo gran parte della loro violenza, segnando il territorio con lunghi solchi che la natura rivegetava secondo il suo estro. Un paesaggio forse idilliaco ma poco produttivo per le necessità di un paese la cui popolazione andava gradatamente ma costantemente aumentando.

Si era nel pieno dell’ultimo conflitto mondiale e la pianura attualmente occupata dalla Caserma di Losone, era stata adibita all’internamento di prigionieri di guerra che trovavano alloggio in una serie di baracche. Vi furono internati diversi gruppi di prigionieri i più numerosi dei quali furono gli indiani e i polacchi.

Questi ultimi erano arrivati anche con parte dei loro cavalli che trovarono riparo anche nelle stalle del paese e alcuni soldati, soprattutto gli ufficiali furono alloggiati presso privati.

Ciò favorì la reciproca conoscenza anche grazie al fatto che gli internati polacchi professavano la stessa nostra religione. Erano ben organizzati, con gerarchie chiare ed efficienti che garantivano il rispetto delle consegne e il mantenimento dell’ordine e della disciplina.

Approfittando di queste favorevoli circostanze, l’Amministrazione patriziale ha pensato di impiegare i soldati polacchi nella bonifica delle Gerre e dei Saleggi.

Stipulati gli accordi necessari, in pochi anni la bonifica era cosa fatta e quelli che prima erano pascoli di poco valore diventarono terreno coltivabile tutto pianeggiante, servito con strade agricole e un sistema di irrigazione che faceva capo alla Melezza per le Gerre e al rongione dei Farinelli per i Saleggi.

I Saleggi vennero affittati a contadini patrizi mentre le Gerre furono invece destinate alla formazione dell’azienda agricola “Alle Gerre” prioritariamente adibita all’allevamento del bestiame per cui nel 1948 e nel 1950 fu dotata di due stalle.

Nei primi tempi fu affittata ad agricoltori confederati - Schnyder, Frtitz ed Aerni - che la gestirono fino agli anni 60. In seguito passò alla famiglia Sciaroni, che la condusse fino alla creazione del golf.

 

Anni cinquanta - La caserma San Giorgio

Durante l’ultimo conflitto mondiale i granatieri erano attestati a Locarno e quasi tutti i giorni si trasferivano a Losone per le loro esercitazioni. L’esercito ebbe così modo di valutare l’idoneità del nostro territorio, soprattutto la Val Canale, la piana sulla riva sinistra della Melezza e la piana d’Arbigo e li trovò ideali per l’istruzione e la preparazione dei granatieri che a quei tempi erano truppa destinata al combattimento di località, ai colpi di mano, alle rapide azioni dei guastatori.

Attorno al 1950 si costituisce una società alla quale il Patriziato vende il terreno per edificare la Caserma e concede in affitto le zone menzionate sopra, necessarie per le esercitazioni della truppa.

In seguito la struttura viene acquistata dalla Confederazione e viene battezzata Caserma San Giorgio.

L’arrivo in paese di centinaia di giovani provenienti da tutta la Confederazione, ha permesso di far conoscere Losone anche fuori dal Ticino e da quel momento si assiste ad un sempre maggiore interesse verso il nostro Comune sia da parte di privati che apprezzano la bellezza del luogo, una gemma verde incastonata tra due fiumi e il lago, sia da parte di imprenditori che vi ravvisano la possibilità di impiantare le loro industrie o di sfruttare il turismo.

 

Anni sessanta – Il Motel Losone e le prime industrie

L’economia entra in un periodo di forte espansione ed è alla ricerca di condizioni favorevoli per dare corpo a nuove idee. Condizioni favorevoli che trova anche nel nostro comune grazie alla disponibilità del Patriziato. Soprattutto nella zona del Ponte Maggia, il Patriziato vende a prezzi favorevoli alle diverse industrie - Camy Watch, AGIE, Falegnameria Fornera, Perpellini, Diamond -  il terreno necessario all’edificazione dei vari stabilimenti.

Ben presto i patrizi si rendono conto che, andando avanti di questo passo, il terreno patriziale rischia di essere completamente alienato in poco tempo.

Per cui durante un’Assemblea viene presa la decisione di non più vendere il terreno, ma di cederlo in uso sotto la forma del Diritto di superficie per sé stante e permanente.

Il primo a vedersi assegnata la proprietà in questa forma è il signor Glaus, ideatore del primo Motel della Svizzera ora diventato Albergo Losone.

Grazie alla rinomanza nazionale e internazionale di questi insediamenti, Losone viene conosciuto e soprattutto apprezzato a tutti i livelli il che stimola gli amministratori patriziali ad adoperarsi ancora con maggiore impegno per dotare il paese di tutto quanto possa renderlo attrattivo e confortevole.

 

Anni settanta /ottanta - Casa Patrizia, l’Ostello Zota, La zona industriale allo Zandone

Siamo ancora in pieno boom edilizio e Losone si sta sviluppando sempre più. La popolazione aumenta a vista d’occhio, le industrie premono alla ricerca di luoghi dove insediarsi e di fronte a queste necessità il Patriziato risponde ancora una volta presente.

Si fa promotore dell’edificazione della “Casa Patrizia” destinata ad accogliere gli anziani autosufficienti, in camere singole o piccoli appartamenti che l’inquilino può arredare a suo gusto, sentendosi come a casa propria.

A tale scopo viene istituita una fondazione tra il Comune, che contribuisce con la messa a disposizione gratuita del terreno a lui donato dal Patrizio Guido Fornera, la Parrocchia che partecipa con un contributo finanziario ed il Patriziato che si accolla il maggior onere finanziario e ne sorveglia e dirige la costruzione. Oggi Casa Patrizia è una bella realtà che, grazie a una conduzione oculata e dinaminca allo stesso tempo, soddisfa pienamente gli obiettivi per cui venne realizzata e nella quale trovano felicemente posto una quarantina di persone ospitate in 35 appartamentini per una persona e 4 appartamentini per coppie.

Sui monti, all’imbocco della Giumella e orientato verso nord, con una bella vista sulla Valle Onsernone, il Patriziato è proprietario di un alpe situato alla quota di m 800 s/m denominato “La  Zota” che, fino agli anni 50 veniva caricato regolarmente. Non trovando più nessuno disposto a sobbarcarsi le fatiche dell’alpeggio, si decide di trasformarlo in ostello.

In quella che era la stalla trovano posto la cucina, il refettorio e i servizi e il piano superiore viene suddiviso in due camerate con unaventina di posti letto ciascuna. Nella casetta dell’alpigiano, poco discosta dalla stalla, accanto alla cucina e due camerette ideali per ospitare una famiglia, vengono inserite anche le docce.

L’Ostello Zota, raggiungibile in poco più di un’oretta di cammino a partire da Arcegno e servito da una teleferica per il trasporto delle merci, è abbastanza ben frequentato, soprattutto da scolaresche e gruppi provenienti dal resto della confederazione ed ogni tanto, cosa che fa oltremodo piacere, anche da qualche scolaresca di Losone. Di tanto in tanto viene richiesto da gruppi di coetanei o di amici che lo utilizzano per celebrare ricorrenze o semplicemente per passare qualche giorno in un modo un po’ fuori dall’ordinario ma sicuramente piacevole e interessante.

La zona industriale/artigianale allo Zandone viene realizzata in collaborazione con il Comune per garantire una possibilità di insediamento a piccole e medie industrie o artigiani, sempre alla ricerca di terreni adatti che ormai cominciano a scarseggiare. I sedimi vengono ceduti nella forma del diritto di superficie il che permette a chi vi si insedia di non avere l’onere dell’acquisto del terreno per impiantare la propria attività.

Il Patriziato ha provveduto ad erigere un primo capannone nel quale trovavano posto 6 artigiani e gli insediamenti nella zona sono stati concessi con la preoccupazione di differenzare al massimo le attività che andavano via, via insediandosi e tale scelta si è rivelata intelligente e provvidenziale.

Infatti anche se qualche artigiano della zona ha dovuto subire i rovesci dovuti al peggioramento della congiuntura sopraggiunto nel decennio successivo, il Patriziato non ne ha praticamente sofferto a livello di proventi, per cui ha sempre potuto mantenere gli impegni che si era assunto.

E nel decennio successivo, grazie alla disponibilità finanziaria accumulata negli anni buoni, ha potuto acquistare due capannoni con il cui reddito provvede largamente all’ammortamento degli  innvestimenti effettuati per l’acquisto.

 

Anni novanta - Casa Patriziale, Acquedotto ai monti, Golf

La vecchia casa patriziale, una bella villa di inizio secolo situata nel prato a sud del Municipio, non consentiva ormai più una riattazione conveniente e veniva demolita e l’Amministrazione patriziale fu ospitata in due locali presso i “Rustici Fornera” di proprietà del Comune.

Dopo pochi anni si presentava l’occasione di acquistare nella frazione di San Giorgio una bella corte di origini cinquecentesche che sembrò subito ideale per le nostre necessità e con il consenso dell’Assemblea si provvedeva all’acquisto e alla conseguente riattazione che terminava con l’inaugurazione nel 1996.

Nella parte della costruzione sul lato della “Contrada San Giorgio” venivano ricavati gli spazi per un locale di rappresentanza, i servizi centralizzati, la sala per le Assemblee con centoventi posti a sedere. Nella parte dell’edificio a nord della corte, dopo il locale del vecchio forno e il ripostiglio, venivano ricavati: a pian terreno tre locali per l’archivio; al primo piano la Cancelleria, l’Ufficio patriziale e l’economato; al secondo piano due locali per eventuali riunioni di gruppi ridotti o piccole mostre.

Nell’ambito del progetto di risanamento pedemontano dei boschi patriziali era previsto pure un sussidio per la creazione di una rete anti incendio che, partendo dalla “Strada dei polacchi” tra Arcegno e Golino, garantisse un approvvigionamento idrico per far fronte ad eventuali incendi che potessero scoppiare nella zona del progetto, ossia sulle colline di Maja e Val Canale.

A tale scopo era prevista la creazione di una vasca di accumulazione all’altezza del monte Ruino al fine di darelala rete una pressione sufficiente.

Con una serie di trattative con l’autorità forestale si riusciva a integrare la rete anti incendio in un progetto più ampio di un acquedotto che, oltre a rispondere alle necessità forestali del progetto di risanamento pedemontano, coprisse pure il fabbisogno dgli utenti del versante Nord della montagna comprendente l’alpe Zota e i monti Vigere, Cabianche, Scira, Dartore e Ruino.

Nel contempo, mediante la posa di attacchi per idranti prevista su tutta la linea, veniva ulteriormente ampliata la copertura in caso d’incendio.

E dal momento che la rete, alimentata dalle sorgenti pregiate della Giumella, si estende fino poche centinaia di metri sopra l’acquedotto del Casotto, non è escluso che in tempi non molto lontani possa entrare in lina di conto per essere integrata nella rete comunale.

Per il Golf invitiamo a consultare il capitolo dedicato.

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